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Dunque,

California. Arrivata ieri sera sulle 7, 11 ore di volo 9 ore di fuso orario. In altre parole testa nel culo.

Sono partita da Torino sabato sera, direzione Londra. Tutta spaventata col mio zaino sgargiante nuovo nuovo, regalo di laurea di tanti cari amichetti, (grazie), seguo le indicazioni del mio ospite e dopo qualche casino arrivo. Un grazie a cpunk e Pasquale, per l’ospitalità, l’acqua calda e i pipponi.

Londra per il poco che sono rimasta mi è piaciuta molto, a parte un pò la claustrofobia da grande città. Super passeggiata con Diana lungo il Tamigi, cielo stupendo, aria gelida e bellissimo panorama della città. Cena da amici di cpunk e nanna presto. Svegliata presto il mattino dopo da altri ospiti che tornavano dalla discoteca in botta dura, aua che risveglio. Meno male che un frullato di banana e latte di soja a letto mi ha risollevato il morale.

Insomma, comincia l’epopea per arrivare a Heathrow, ovviamente con la paranoia di essere in ritardo. Per un’ora su un bus a girare mezza Londra, con l’ansia di aver sbagliato numero anche se era chiaramente impossibile. Metropolitana, 25 fermate, le riconto ogni volta che ne passiamo una, this is a picadilly line direct to heathrow, terminal 4 and 1,2,3. 25 volte la donnina che ripete sta frase, voglio scendere cazzo!

l’aeroporto mi fa paura, è gigantesco, tutto acciaio e vetro, mi fa venire la tristezza. Uomini come formiche, tutti sudati che corrono da una parte all’altra. Mille negozi dalle luci sgargianti. Sembriamo degli automi, quanto più lontano ci possa essere dalla nostra "natura". 

Vabè, la mia maggiore paranoia, oltre alla possibilità (quasi certa) che l’aereo cadrà e che finirò su un’isola deserta con tutti sti stronzi che mi circondano, è che in aereo non mi diano da mangiare. Mi ero già accuratamente informata su quanti pasti ti diano onde evitare la denutrizione, ma vedo che tutti gli altri passeggeri che stanno aspettando l’imbarco ingurgitano qualsiasi cosa, bottiglie di acqua, caramelle. Per non sbagliare mi piglio uno snack. E invece…meraviglia! Vorrei che le hostess della British airways fossero le mie zie da quanto sono tenere. Mi chiamano ‘darling’. Unico problema, quando passano a offrirci bevande io stupidamente chiedo una coca cola, visto che non sapevo che altro bere. Poi però mi giro e vedo che tutti sull’aereo stanno bevendo scotch, vino e alcolici vari. A quel punto però il hostess (era un uomo e non so come si dice al maschile) penso abbia pensato che io fossi minorenne, forse anche a causa delle mie 2 vicine di posto, due gemelline tedesche di 12 anni al massimo, quindi lungo tutto il viaggio non oso chiedergli una birra per paura che storga il naso e che col mio fantastico inglese gli debba spiegare che sono maggiorenne e vaccinata. In compenso visto che avevo prenotato un pasto vegetariano, sono la prima ad essere servita di tutto l’aereo, per l’invidia infinita delle due povere gemelline. Insomma, il viaggio scorre abbastanza veloce, scendo dall’aereo inculandomi la copertina british e sono negli states. incredibile! Luca mi aspetta agli arrivi, dopo varie storie di impronte digitali e fotografie da carcerata a cui mi sottopongo al controllo passaporti, esco.

ecco, poi freeway con i cartelli verdi come nei film, 47 corsie, supermercati aperti 24/24, villette con la doppia porta, una rigorosamente con la zanzariera, negozio bio più grande di tutti i bio cazzi d’Italia messi insieme e automobili con il cambio automatico.

Poi ancora il coinquilino fricchettone di Luca che dice che il suo corpo è un tempio e che fa meditazione davanti alla televisione, corso in dvd stile anni ’80 con la tipa con la fascetta in testa. aiuto!

Seguono aggiornamenti. 

 

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