hay que calor!

pensavate che fossi morta sotto i cicloni tropicali, e invece…ta ta!
be e`da un secolo che non scrivo, o almeno cosi mi pare. da nebaj cè`stato huehuetenango che non e` uno scherzo ma si chiama davvero cosi, ultima tappa guatemalteca con un po di paranoie che poi pero sono passate fuggendo su un bus che correva veloce.
poi sono di nuovo in messico, e confesso che mi mancava la sua tamarria e le sue quesadillas.
san cristobal de las casas, chiapas, troviamo per caso un ostello super bello e la citta´ e`davvero super bella pure, cosi ci fermiamo un po di giorni. non sono andata a trovare gli zapatisti, un po per circostanze varie ed eventuali un po perche di andare a fare le foto alle donnine col passamontagna non mi pareva proprio il caso. in compenso, per la prima volta, io e rocco cediamo al >TOUR organizzato per andare a vedere un canyon a un’oretta dalla citta. ci dicono che costa meno con l’agenzia che andando soli, quindi, proviamo!
su di una lancha, ovvero una barchetta, una massa di cretini (per lo piu americonzi, guardacaso) con salvagente arancione a fare foto a coccodrilli e scimmie. che vergogna! il posto `pero c’e’ da dire che e’ stupendo, un canyon alto 800 metri e un fiume in mezzo, posto da togliere il fiato!
vabene, regali e regalini dalle donnine maya che fanno il mercatino dell’artigianato, compriamo una tenda stra usata dal tipo dell’ostello che si chiama pancho (un personaggio) e pronti a ripartire direzione jungle!
palenque, sito archeologico maya sperso nel mezzo della giungla. si si, tipo mowgli quando viene rapito dalla scimmia re luigi!
nell’"ostello" (– un tetto di foiglie di cocco  in mezzo a alberi alti 50 metri e scimmie urlatrici) re incontriamo un tipo inglese che era in ostello con noi a san cristobal, nonche’ una spagnola e un’argentina anche loro in ostello con noi a sancri ( cosi la chiamano quelli cool). la mattina dopo ci incontriamo e andiamo insieme verso le rovine. bisognava camminare qualche chilometro e loro prima, passano per delle cascate di cui gli hanno parlato, per farsi un bagno. andiamo con loro e troviamo finalmente le cascate, bellissime anche se piccoline, dove ci facciamo tutti la miglior doccia delle nostre vite. la giungla parla forte con suoni di uccelli incredibili, la mia mente deformata dalla modernita’ pensa a suonerie di cellulari, pensa te, ormai il mondo gira al contrario. le piante sono gigantesche, tutto e’ di un verde da sembrare finto. camminiamo a caso nella giungla per un po finche non sentiamo voci in lontananza, siamo dentro palenque e non abbiamo pagato un solo peso. le piramidi sono alte, e gli alberi le superano comunque di molti metri. com’e’ possibile??
i ragazzi si fanno intortare da un tipo che va in giro per il sito a vendere funghetti ai turisti, vogliono mangiarsi i funghi e andare con lui a fare il tour della giungla ( a pagamento ovviamente).
meno male che sono sempre scettica, io e rocco non ci facciamo  convinvere, ma decidiamo di accompagnarli visto che una di loro era preoccupata. come previsto i funghi erano un mezzo pacco e io mi sentivo in empatia con la natura quanto loro, in compenso il giro e’ stato super figo e il tipo ci ha mostrato piante e alberi incredibili. (poi cerco di caricare qualche foto). per conculdere la giornata, bagno in altre cascate. uauuuuu.
poi si riparte, una tirata fino a tulum che sono tipo 1000 km. il pulman fico costa un delirio, cosi visto che siamo rabbini ci facciamo intortare a prenderne uno che costava la meta’. quando arriva non ci crediamo, e’ distrutto e cessoso e puzza di morte. quando saliamo tutti i messicani ci guardano con tanto d’occhi visto che di solito i turisti prendono quelli fichi. 
viaggio improbabile di 12 ore su questo coso, che ci deposita a tulum alle 6 del mattino. un’alba di quelle che non te le dimentichi, con il cielo rosso piu del fuoco. 
(foto!!)
come sempre non sappiamo niente di come funziona tulum, cosi ci facciamo portare fino a vicino le rovine dal pulmino, pensando che poi fosse vicina la zona degli ostelli. cazzo che fatica! eranjo tipo 2 o 3 km, solo che con gli zaini che ad ogni tappa si appesantiscono di piu, e alle 6 del mattino dopo quel viaggio, be mica facile. in piu c’e’ un dettaglio: mentre camminiamo con direzione piuttosto sconosciuta, iniziano ad assaltarci le zanzare. uso questa parola perche avevamo una NUVOLA di quelle orribili bestie che inizia a seguirci. panico!
ma anche sta votla soravviviamo e quando troviamo una stradina che va verso il mare ci infiliamo subito. . . . .. . . . 
il caribe.
alle 7 del mattino mi sto facendo il bagno in mutande dentro una cosa che mi pare una piscina gigante, perche mare non puo essere bello cosi e di questo colore. 
spedizione in spiaggia a capire come funziona la faccenda, perche qui non si vedono alberghi ne ostelli come previsto! incontro invece due fricchettoni messicani, entrambi accampati in spiaggia, che mi dicono che non c’e’ problema ad accamparsi. evvai>!!!!!
grazie a pancho e alla nostra nuova tenda, ci accampiamo anche noi. sotto un boschetto di palme, con davanti la spiaggia bianca da accecarti gli occhi e poi solo il mare. pochissimi turisti, liberta
unici problemi sono i prezzi allucinanti e le zanzare. cosi andiamo in spedizione in paese a comprare provviste, solo che bisogna passare per il cosi ribattezzato "tunnel della morte" ovvero la strada delle zanzare. pantaloni lunghi, felpa, autan, sotto il sole cocente dei caraibi le affronto e le batto. 
5 giorni a non fare niente se non bagni in questa cazzo di acqua meravigliosa e mangiare le provviste, a costruire un tavolo con legna trovata e foglie intrecciate, a raccogliere corallo-. si si, invidiatemi pure, hahahahah
ultimo giorno ci permettiamo di andare (con l’orribile tour) a fare snorkeling sulla barriera corallina. ragazzi che rroba!!! mi sembrava di stare guardando un documentario sui pesci di geo&geo, e invece no, ero io, che impavida ( il mare mi fa un po paura perche penso che ci siano gli squali e usare il boccacglio pure perche sento il mio respiro come quello di dart fenner in guerre stellari uuu uuuu uuu )
dicevo, che impavida, nuoto tra pesci tropicali e coralli viola. che figata
ripartiamo, in autostop di nuovo dopo tanto, ci prendono una famigliola di messicani bellissima, su una macchina devastatissima, lei ci racconta la storia della sua vita, la bambina ci fa il verso per come parliamo, lucas, il papa’, guida in silenzio con la luce del sole che scende contro gli occhi neri.
siamo a chichen itza, una delle sette meraviglie del mondo, una piramide altissima e costruita seguendo indicazioni astronomiche, perfetta, cazzo se la sapevano lunga sti maya. caldo porco, turisti ecc, ma ne valeva la pena. ripartiamo in stop con due matti che si bevono litri di birra alle 11 del mattino, ma come sempre persone deliziose e di una gentilezza che ci lascia a bocca aperta, ed eccoci a Merida. 
strano rivedere palazzi alti, strade trafficate, dormiamo finalmente in un letto con un materasso, ventilatori e tutte le cose belle della citta. 
un bacio sciolto da questa terra rovente
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